Quindi, sarebbe saggio mettere in dubbio le convinzioni che ci circondano, e specialmente quelle che si scontrano con le nostre sensazioni o il nostro modo di essere. Restare fedeli a quello che sentiamo vero per noi, eventualmente anche andando controcorrente, produce più felicità (sulla lunga distanza) che seguire il gregge e fare come tutti.
Coppie "appesantite" dai figli
Uno degli argomenti più dati per scontati, in ambito familiare, è quello per cui i figli arricchiscono la vita di coppia, e contribuiscono alla felicità dei genitori. E' una sorta di "mito" (e i miti vengono raramente messi in discussione).Da alcuni articoli che ho letto, però, le cose potrebbero essere diverse: avere dei figli porta una improvvisa e drastica pressione sul matrimonio. Non che sia una novità in sè, ma le conseguenze possono essere peggiori di quanto ci si attende. In uno studio durato otto anni dell'Università di Denver (USA), sono state osservati questi risultati:
- Per il 90% delle coppie, la felicità coniugale precipita entro un anno dalla nascita del primo figlio
- Le coppie che avevano un livello maggiore di romanticismo, sono quelle che subiscono il maggiore impatto dopo la nascita
- Anche le coppie che hanno avuto figli subito (entro un anno dal matrimonio), e quelle col reddito più basso, hanno avuto cali di felicità più significativi
Naturalmente, questo non implica che le coppie senza figli siano necessariamente più felici: anche loro sperimentano un calo della felicità, ma in modo più graduale. Un ricercatore osserva che "Il declino è in qualche modo normale nel matrimonio" (vedi post "Innamorati per sempre?"); "per le coppie con prole, il declino è più concentrato nel periodo in cui si hanno i figli".
Genitori: gioia o fatica?
In un altro articolo (questa volta inglese), il dr. Powdthavee afferma che "Gli scienziati sociali non hanno trovato pressoché nessuna correlazione tra l'avere figli e la felicità. In uno studio recente, genitori e non riferivano il medesimo livello di soddisfazione. Altri studi in Europa e USA, riportano livelli di soddisfazioni significativamente inferiori nei genitori, rispetto alle coppie senza figli".La convinzione diffusa che i figli rendano felici - ipotizza il dr. Powdthavee - può essere spiegata come una "illusione di focalizzazione". Ovvero, immaginando di diventare madre o padre, ci si concentra sui momenti più significativi e appaganti, credendo che questi ci porteranno una felicità duratura. In realtà questi eventi sono relativamente rari, mentre buona parte del tempo come genitori è assorbito da compiti e impegni quotidiani, molto più frequenti ed assai meno gratificanti; ed è questa miriade di esperienze minute e negative, che finisce con l'influire sui nostri livelli di felicità e soddisfazione.
Ragioni per convincersi
Immagino che queste affermazioni possano suscitare le reazioni contrarie - e veementi - di molti genitori. Non dubito della loro buona fede, però potrebbero stare ingannando se stessi. Come evidenzia questo articolo dello psicologo Daniel Gilbert "La paternità ti rende felice?", i genitori hanno diverse ragioni per autoconvincersi della felicità legata ai loro figli:- Quando qualcosa ci "costa" molto (anche in senso fisico o psicologico), tendiamo a convincerci che questo valga il "prezzo" pagato. La Natura ci ha "programmati" per prenderci cura in tutti i modi dei nostri figli, ed è comprensibile razionalizzare tutta quella fatica e concludere di essere ripagati con la felicità.
- La memoria è dominata dai momenti più intensi, e non dai più frequenti. Quindi tendiamo a dimenticare gli innumerevoli momenti di tedio e fatica, e ci ricordiamo quelli di intensa commozione. I bambini possono non renderci felici di frequente ma, quando accade, ci fanno scordare tutto il resto.
- Poiché i genitori si trovano spesso a rinunciare a molte attività piacevoli, rinunciano anche a molte fonti di soddisfazione. Quando i figli diventano la principale attività e fonte di soddisfazione, sembrano anche l'unica e la migliore.
Gli psicologi hanno misurato come si sentono le persone durante varie attività, scoprendo che costoro sono meno felici quando interagiscono con i figli, di quando stiano mangiando, facendo acquisti o guardando la televisione. Occuparsi dei figli sembra dare sensazioni simili al fare le faccende di casa.
Altre ragioni "sbagliate" per avere figli
Una possibile illusione dietro alla scelta di procreare, è quello delle coppie in difficoltà, che credono di poter sanare i problemi di relazione con l'arrivo di un figlio. E' più probabile che accada il contrario: le fatiche e le difficoltà di accudire i figli (oggettivamente e inevitabilmente presenti) facilmente possono portare i novelli genitori ad esasperare i problemi già esistenti in precedenza.Certo alcune coppie potrebbero trovare nell'essere genitori nuovi stimoli e coinvolgimento, ma dare per scontato che "un figlio rende la coppia più unita" è solo un vecchio luogo comune.
In molte persone che desiderano fortemente avere dei figli (specialmente donne, ma anche uomini), questo desiderio sembra nascere dal bisogno di riempire un "vuoto" che avvertono in sé. Oppure dalla voglia di creare una famiglia "sostitutiva" di quella che sentono di non avere avuto, ai tempi della loro infanzia.
Benché ognuna di queste situazioni andrebbe vista come un caso a sé (difficile generalizzare), il rischio è che, partendo da queste basi, il rapporto genitore-figlio possa risultare squilibrato:
- Da una parte, il vuoto interiore nessuno può realmente riempircelo, né un amore nè un figlio (possono contribuire, ma non risolverlo; è qualcosa di cui bisogna prendersi cura in prima persona).
- Dall'altra, questi bisogni fanno sì che si "scarichi" sul figlio un "peso" che non gli compete, una responsabilità schiacciante: egli sentirà di "dover rendere felice il genitore" e, non riuscendoci (vedi punto sopra), patirà sensi di colpa e inadeguatezza.
Una scelta molto personale
Riportando queste informazioni non intendo certo affermare che i figli rendano infelici. Ma voglio svelare le illusioni dietro il "mito", e suggerire ai potenziali genitori di considerare l'ipotesi con maggiore consapevolezza.Invece di seguire la convinzione comune che avere figli sia la cosa giusta e migliore per tutte le coppie, magari alcuni potrebbero scoprire che non è un ruolo adatto a loro - o che non lo è ancora. Ricordiamoci sempre che la felicità è un percorso personale, per cui non esistono ricette universali.
Inoltre, bisogna considerare anche elementi positivi che possono sfuggire alle ricerche, quali la soddisfazione di crescere una famiglia, una sensazione di scopo e di maggiore significato, l'esperienza di un tipo speciale di amore.
Un blogger fa una metafora mirabile dell'esperienza genitoriale, coi sui estremi positivi e negativi, scrivendo che essere genitori è come il rapporto con l'eroina: "Quando è positivo, è un'assoluta beatitudine. La miglior droga mai esistita. Quando è negativo, è miserevole - non pensi che sia possibile sentirsi più miserabili di così, e ti chiedi perché mai tu abbia iniziato".
Insomma, è una scelta davvero personale, che può includere un'ampia gamma di esperienze, dal meraviglioso all'orribile. Una scelta che andrebbe fatta senza farsi influenzare da pressioni esterne o luoghi comuni.
Infine, si potrebbe concludere che i figli andrebbero voluti "per se stessi", non per i presunti benefici che si crede ci potrebbero recare. Poiché in molti casi - come abbiamo visto - l'esperienza di essere genitori si rivela diversa da quello che ci si aspettava.
"Con i figli non si è mai più felici come lo si era senza."
(William Faulkner)

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