30 novembre 2011

Uomini e donne: perché continuiamo a litigare

Uomini e donne spesso discutono animatamente (e arrivano a bisticciare, scontrarsi o litigare); lo notiamo tutto intorno a noi (e pure a casa nostra!), e lo osserviamo in varie discussioni su Internet. Specialmente quando si parla di sesso, relazioni od altri argomenti "caldi" (abusi, violenze, discriminazioni ...), si passa spesso dalla discussione all'attacco.
Come molti altri, mi sono chiesto perché questo accade, perché sembra così difficile rispettare il punto di vista altrui e così facile "scaldarsi" quando è diverso dal nostro. Ho individuato diversi motivi alla radice di questo fenomeno. A seguire, ho compilato una lista con nove atteggiamenti che portano al conflitto nelle discussioni.

Parità tra i sessi

Prima di iniziare, voglio stabilire alcuni concetti base:
  • Non c'è un genere "migliore" o "peggiore", non esiste un sesso "buono" o "cattivo": donne e uomini sono semplicemente diversi (per molti aspetti). E' facile da riconoscere in teoria, ma è più difficile evitare i vari pregiudizi a riguardo.
  • Ogni "difetto" in un sesso, ha un qualche equivalente nell'altro.
  • Può piacervi di più uno o l'altro, si può notare che un genere è di solito più abile in alcuni aspetti... ma, globalmente, nessuno dei due può dirsi "migliore".
    Di nuovo, sembra evidente... ma se fosse tanto ovvio e tutti ci credessero, non ci sarebbe tanto dibattito.
  • Il sessismo (pensare che un sesso sia "migliore" o "peggiore" dell'altro) è una sorta di razzismo. E, come con qualsiasi tipo di razzismo, dall'esterno ci rendiamo conto che è una cosa stupida ma, quando siamo noi a crederci, ci attacchiamo a quel pensiero e resistiano a metterlo in discussione.
  • Se siamo (teoricamente) d'accordo con quanto detto sopra, ma ci viene da aggiungere un "Sì, però...", di solito questo significa che prendiamo un evento personale e gli diamo un significato globale (vedi "Confondere l'esperienza con la realtà" più sotto) .
    Ovviamente ci sono eccezioni per ogni cosa; ma l'eccezione non cambia la regola.
Quindi, tutto quello che dirò d'ora in poi sarà ugualmente valido per entrambi i sessi.

1) Mancanza di obiettività

In primo luogo, dobbiamo riconoscere che tutti "deformiamo" la realtà in qualche modo; le nostre convinzioni sono sempre soggette alla percezione personale e alle interpretazioni. Essere pienamente obiettivi e imparziali è quasi impossibile, quasi "inumano".
Ironicamente, la persona più obiettiva è proprio quella che ammette i suoi pregiudizi; quelli che pensano "Io non ho pregiudizi!", spesso ne sono pieni. ;-)

2) Confondere l'esperienza con la realtà

Le nostre esperienze personali formano il modo in cui vediamo la realtà; le nostre emozioni plasmano le nostre convinzioni. Il problema è che la realtà è molto più vasta e variegata della nostra limitata esperienza. Invece, crediamo istintivamente che la nostra esperienza rappresenti la realtà in senso esteso. E ci aggrappiamo a quello che le nostre emozioni ci dicono ("Le donne sono bugiarde!", "Gli uomini sono traditori!"), nella speranza di evitare di essere feriti nuovamente.
In altre parole, confondiamo il personale con il globale. Ma la "mia realtà" non è la realtà; dovremmo essere in grado di distinguere l'una dall'altra.

3) Essere diversi

Il fatto che uomini e donne siano diversi (per molti aspetti), rende difficile capire il sesso opposto; ciò che ci è ignoto è più difficile da afferrare.
Specialmente su argomenti verso cui i due generi hanno atteggiamenti diversi (come la sessualità o la pornografia), questa differenza suscita facilmente conflitti; l'altro punto di vista ci risulta "alieno", e ci appare incomprensibile o assurdo.

4) Parteggiare per i nostri simili

Ci schieriamo istintivamente con chi ci assomiglia o ci è prossimo, o verso cui sentiamo una appartenenza (il nostro partner, i nostri figli, i nostri amici, la nostra squadra, i nostri concittadini o connazionali... e, di solito, il nostro stesso sesso).
Siamo sempre più ben disposti verso il "Noi" (qualunque cosa includiamo in quel "Noi") di quanto lo siamo verso di "Loro".

5) Combattere la realtà

Alcuni fatti della vita sono inevitabili (il giorno e la notte, il clima, il fatto che si muore...); è il modo in cui va la vita. Combattere queste cose è solo uno spreco di tempo. Eppure, quando non ci piacciono quei fatti, spesso li attacchiamo, nella vana speranza che la nostra volontà possa cambiare la realtà.
Per esempio: gli uomini vogliono fare sesso di frequente (anche solo per il gusto di farlo); le donne sono attratte dai "maschi alfa"; tutti sono affascinati dalla bellezza... Questi fatti sono veri per la maggior parte delle persone. Che ci piaccia o meno, questa è la realtà pura e semplice. Se io combatto questa realtà, farò come Don Chisciotte che combatteva i mulini a vento (poetico forse... ma inconcludente e fastidioso).

6) Dare la colpa

Quando ci mettiamo a biasimare gli altri, tendiamo a negare le nostre responsabilità; ed attribuiamo a loro tutte le colpe, a prescindere.
Alcune persone assorbono questa attitudine al biasimo dalla famiglia, altri la sviluppano come una sorta di protezione, ma una cosa è certa: dare la colpa non risolve nulla. E' una specie di "scappatoia infantile", dove si vede se stesso come "innocente", e la colpa è sempre là fuori nel mondo.
Ma nella maggior parte dei problemi, ogni parte coinvolta ha qualche responsabilità a riguardo, e solo riconoscendo quella responsabilità possiamo contribuire alla soluzione.
Peraltro, quando tutti biasimano tutti, ci possono essere solo bisticci che non portano a nulla.

7) Aspettative

Tutti abbiamo numerose aspettative (e spesso non dichiarate). Queste aspettative in genere provengono dalle nostre "radici" (famiglia, insegnanti, cultura...) e in buona misura non vengono messe in discussione: "Gli uomini dovrebbero sempre essere forti e sicuri", "Le donne dovrebbero essere sottomesse", "Gli uomini dovrebbero prendere l'iniziativa" , "Le donne dovrebbero pulire la casa", e così via...
Quando qualcuno delude una nostra aspettativa abbiamo una reazione intensa, perché crediamo che sia una cosa scontata: che sia semplicemente "Il modo in cui va il mondo (o dovrebbe andare)". In realtà, un'aspettativa è soltanto una convinzione nella nostra mente; è solo una regola arbitraria, e ognuno ha le sue regole.
Abbiamo aspettative riguardo il mondo e riguardo il nostro partner (ed anche su noi stessi!), ma di rado le esprimiamo apertamente; e, sovente, le aspettative inespresse sono le più gravose. "Tu mi darai tutto il sesso (e/o amore) di cui ho bisogno", "Tu mi renderai sempre felice"... se non le mettiamo in discussione, non possiamo renderci conto che sono spesso irrealistiche.
Quando veniamo delusi, proviamo spesso un senso di tradimento: "Ma noi dovremmo essere..."," Ma tu avresti dovuto...". Magari l'altro ha infranto una promessa, ma forse non sa nemmeno che cosa avrebbe dovuto fare (l'aspettativa potrebbe esistere solo nella nostra mente), oppure non si è mai detto d'accordo con essa.

8) Risentimento

Quando discutiamo ferocemente su qualcosa (anche se non è niente di che), o quando attacchiamo qualcuno senza ragione (o per ragioni futili), forse la vera causa non è l'argomento in questione. Forse tutta la furia e l'intensità provengono da qualche risentimento sottostante.
Potrebbe essere risentimento accumulato verso quella persona per motivi precedenti, e che ora sta traboccando; oppure potrebbe essere qualcosa di più vecchio, legato ad altre persone o eventi, e la situazione attuale è solo l'elemento scatenante. Forse questo evento ci ricorda un vecchio dolore, o forse questa persona assomiglia a quella che ci ha ferito in passato.
Il nostro dolore rende difficile discernere; ci offusca la mente. Quando la nostra ferita è molto profonda, potremmo anche essere risentiti verso un'intera categoria (maschi, femmine, un gruppo etnico, una nazione...), perché il dolore può accecarci e farci credere che tutti quelli che assomigliano a chi ci ha fatto del male, sia nostro "nemico".

9) Idealizzazione

Idealizzare significa mettere qualcuno sul piedistallo, pensando che sia perfetto (o il migliore, o meglio di ciò che realmente è). Pensate ai tifosi: di solito idealizzano la propria squadra. Se idealizzo una donna (come accade quando ci innamoriamo perdutamente), la vedrò come perfetta e immacolata.
Il problema dell' idealizzazione è che distorce la realtà, e fa sembrare peggiore tutto il resto: se la mia squadra è la migliore, le altre devono per forza essere scadenti. Inoltre, quando si idealizza qualcuno, si diventa ciechi alle loro mancanze: se le donne sono creature perfette, allora ogni problema deve essere colpa degli uomini. In un certo senso, il patriarcato ha idealizzato gli uomini, negando le loro debolezze e quindi colpevolizzando spesso le donne ("Gli uomini non sono lussuriosi, sono le donne a sedurli e indurli in tentazione!").
Un altro problema dell'idealizzazione, è quando crolla (e prima o poi succede, perché nessuno è così impeccabile). Quando un "idolo" cade, chi l'ha idolatrato si sente profondamente deluso, amareggiato, risentito (vedi "Risentimento" più sopra).

Vale per tutti

Ho compilato questa lista concentrandomi soprattutto su uomini e donne, ma la maggior parte di questi atteggiamenti possono essere presenti in ogni discussione e litigio tra le persone; è parte della natura umana.

Anche quando siamo in grado di riconoscere razionalmente tutte le mancanze che ho evidenziato, tendiamo comunque ad aggrapparci istintivamente alle nostre convinzioni, alla nostra visione soggettiva. In un certo senso, è ciò che ci rende umani (solo una macchina è in grado di essere sempre obiettiva e distaccata), ma è anche una potenziale fonte di guai.

Se i motivi di questi conflitti sono diversi e comprensibili, perché continuiamo a litigare? Perché indulgiamo in questi comportamenti?
  • Dare la colpa agli altri è facile e piacevole: fa sentire meglio le persone, non responsabili, innocenti ("Non è mio il problema, è tuo!", "E' tutta colpa loro!").
  • Una sorta di "cecità" verso i nostri limiti e preferenze. Siamo come pesci nel mare, siamo immersi nelle nostre convinzioni e pregiudizi, per cui è difficile riconoscerli, guardarli "da fuori" e diventarne consapevoli.
  • I pregiudizi donano rassicurazione, evitano l'incertezza. Se qualsiasi persona potrebbe compiere qualsiasi azione, ne sono terrorizzato (non ho controllo, non ho modo di prevedere cosa accadrà). Se invece credo che il "male" viene solo da certe persone, posso (tentare di) controllarle, o prevederne le azioni.
"E' più facile spezzare un atomo che un pregiudizio."
(Albert Einstein)

Nessuna bacchetta magica

Non c'è una "pillola" per risolvere questi conflitti. Poiché gli esseri umani non sono creature (granché) razionali e obiettive, non si può superare facilmente gli atteggiamenti elencati sopra. In parte, questo rende la vita e le relazioni più interessanti. :-)
Quello che possiamo fare, è diventare consapevoli di questi atteggiamenti in noi stessi; più siamo consapevoli dei nostri pregiudizi, meno questi pregiudizi possono distorcere la nostra percezione. Quando ci capita di discutere e "scaldarci", ci possiamo chiedere: "Sto vivendo uno di questi atteggiamenti?".

Il rimedio primario, credo, rimane il vedere gli altri così come sono (invece di come vorremmo che fossero), e poi accettarli per quel che sono. Anche quando non ci piace come sono.
Dopo tutto, non è quello il modo in cui vorremmo essere trattati dagli altri? :-)

"La maggioranza delle persone crede di pensare,
mentre stanno soltanto riorganizzando i loro pregiudizi."

(William James - citato by David Bohm)